Un viaggio in Israele tra tradizioni e contrasti.

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fortezza masada mar morto Dead sea

Partiamo dai colori.
Partiamo da loro, da qualcosa di semplice e puro, dimenticando un momento la storia, presente e passata, di uno Stato come quello d’Israele.
Partiamo dei colori perché sono veri, diretti e sfaccettati. Cerchiamo di guardare con gli occhi di un bambino quello che per un grande è un paese pieno di contrasti politici, religiosi e sociali.
Partiamo da poco meno di 21.000 km2  di terra così diversa che i suoi colori potrebbero essere tutti presenti nella tavolozza di un pittore: il blu del mare che incontra Tel Aviv, le sfumature ocra del deserto e il giallo dai riflessi dorati di Gerusalemme.
Israele è un fazzoletto di terra decisamente ricco: di contrasti, di colori e di risorse. Di paesaggi, che nel giro di un’ora di autobus sono già totalmente differenti. Di persone, che convivono assieme nel rispetto. Di stili di vita, che da una città all’altra cambiano radicalmente.
È un fazzoletto ricco di ossimori che ti portano o allo stupore, o alla riflessione.
È Tel Aviv che con i suoi grattacieli moderni affacciati sulla spiaggia ti confonde: è chiamata la Miami del Medio Oriente ed è estremamente giovane e spensierata.
Tel Aviv skyline city sea
Insomma, Tel Aviv è una ragazzina, che ama i locali e la vita. Ama mettersi in mostra, vestirsi bene e uscire. Per lei ciò che conta è divertirsi e non deludere i suoi frequentatori.  Non c’è niente di più necessario per questa città della sua esuberanza e della sua energia, e chiunque ne deve attingere. Dentro i suoi confini non ci sono discriminazioni di alcun tipo e l’orientamento sessuale non importa a nessuno (i locali Gay Friendly sono moltissimi). L’importante, come è naturale e giusto che sia per una teenager, è svagarsi e divertirsi.
Se si è stanchi della movida si può virare per Jaffa, il più antico porto del Mediterraneo ancora in attività, anima antica di Tel Aviv. A prima vista Jaffa può sembrare vecchia e decadente ma a un esame più attento si rivela una piccola perla di relax nel disordine vibrante creato dai capricci della ragazzina nata al suo fianco. Girando tra le sue viette ti imbatti in boutique di artisti emergenti e negozietti vintage, localini alla moda e bancarelle coperte da qualsiasi cosa. È tra queste stesse viette che si tiene il Flea Market: giuro che poltrone, sedie, mobili, lampade, frighi, macchine da scrivere, piatti, vestiti, tutti così schiacciati e ingarbugliati in uno spiazzo o in un garage non li avevo mai visti.

flea market tel aviv jaffa
Flea Market

Se volete gustare qualcosa di tipico andate al Carmel Market: è il mercato più grande della città e ci trovate tutto il cibo che volete. Uno street food altamente tipico da farsi impacchettare e mangiare sulla spiaggia (cinque minuti a piedi). Non potrete uscirne senza qualcosa!
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Street food tipico al Carmel Market

 
Se Tel Aviv è una giovane fanciulla, Gerusalemme è la cugina più grande. Non sai se effettivamente il grado di parentela corretto sia quello, ma va bene così, poco importa: sarebbe troppo complicato cercare una conferma nell’albero genealogico di famiglia. L’unica cosa certa è la grande differenza d’età con la città del peccato, al punto da considerarla una di quelle cugine con cui non hai nulla in comune, quelle che potrebbero essere facilmente  più zie che cugine. 
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La vista di Gerusalemme dal Monte degli Ulivi è magnifica

Gerusalemme è paziente. Ne ha viste moltissime, è stata teatro di episodi biblici, di miracoli e suggestioni, di venerazioni e di crudeltà. Ha ospitato re, eroi e idioti.
Gerusalemme si è dimostrata pacata, dotata di una saggezza che la porta oltre le differenze e le diversità, al di sopra delle tre grandi religioni monoteiste che la animano e ancora di più, al di sopra dei suoi abitanti, divisi tra ebrei, arabi e una minoranza cristiana.
Arrivare a Gerusalemme è fare un salto indietro nel tempo, ed entrare nella città vecchia significa quasi riviverlo.  
È l’ordine del quartiere ebraico, un mondo silenzioso e ordinato in cui scivolare nell’ombra delle tante viette, esattamente opposto al caos del quartiere arabo  che, dalla porta di Damasco fino alle viscere della città, è tutto un risuonare di commercio, persone e energia.  
Inevitabilmente Gerusalemme ti fa capire come le ore di religione non siano servite a molto, e il catechismo neppure. Sono gli occhi lucidi di una donna ortodossa che ha appena finito di piangere sul Santo Sepolcro che ti fanno pensare. È la commozione incorniciata da un foulard che cerchi di capire. È il pensiero che la Via Crucis sia esistita davvero, e anzi, il fatto che si chiami Via Dolorosa e che tu la stia calpestando lamentandoti della stanchezza del viaggio, mentre secoli e secoli prima la si percorreva con una croce sulle spalle, conducendo alla morte, che ti fa riflettere.

È osservare gli ebrei che si dirigono in massa il venerdì pomeriggio al muro del pianto. Osservarli pregare sulla Torah, osservarli nei loro gesti e nei loro abbigliamenti. Guardarli mentre aspettano l’inizio dello Shabbat cantando tutti assieme e pregando. Guardare l’intensità con cui pregano su quell’ultima porzione di muro del secondo tempio di Gerusalemme, concentrati a recitare le loro preghiere accompagnandosi con un movimento ripetitivo del capo. Il loro forte senso di appartenenza alla comunità.
La cugina grande è anche questo: è un muro sacro agli ebrei dietro al quale si erge uno dei luoghi più importanti della fede islamica, è il canto del muezzin che riecheggia tra le stradine della città vecchia alternato alle campane di una chiesa, è l’ebreo con il suo cappello e i suoi payot (i boccoli, per capirci) e la donna musulmana con il suo velo che camminano fianco a fianco.
Santo sepolcro chiesa
La commozione delle donne alla chiesa del Santo Sepolcro

Ma Gerusalemme è anche la ragazza diciottenne dai tratti caucasici che fa la leva militare e gira per la città con un mitra in mano. È la storia che, volente o nolente, la tira sempre in mezzo.
Deve essere paziente la cugina, ma ormai è abituata a esserlo.
Jerusalem
Jerusalem

Lasciamo le città e addentriamoci in una delle depressioni terrestri più profonde. Qui, a 423 m sotto il livello del mare si apre davanti a noi il Mar Morto, che di mare ha poco essendo un lago.
Fare un bagno in queste acque è qualcosa di unico: la salinità è talmente alta che è impossibile affondare e quella che si prova è una vera floating experience. Questa straordinaria caratteristica ha reso impossibile la creazione di qualsiasi forma di vita, ma, per la  gioia delle beauty addict, ha permesso che i suoi fanghi diventassero qualcosa di speciale e ricco di benefici per la pelle.
Nei pressi del Mar Morto è doveroso, necessario, consigliato e praticamente obbligatorio, fare tappa alla fortezza di Masada. La leggenda narra che un gruppo di ebrei per scappare all’avanzata romana si sia messa in viaggio e si sia arroccata qui. I romani ci misero anni prima di espugnare la fortezza, e quando, finalmente, sfondarono le mura rimasero completamente scioccati: tutta la comunità, formata da donne uomini e bambini, si era suicidata. Avevano preferito infliggersi la morte da soli, attraverso un suicidio collettivo, piuttosto che cadere nelle loro mani. 
Quello che vi troverete davanti è uno sperone di roccia di 400 m sulla cui cima ci sono i resti della mitica fortezza.
Ora, immaginatevi che sia Alberto Angela a parlarvi e salite in cima. Potete farlo con la funivia oppure, se vi sentite giovani e aitanti e volete provare la stessa fatica degli ebrei in fuga, potete seguire il Sentiero del Serpente: un sentiero così ripido e pieno di tornanti che si diceva impedisse ai soldati romani di poggiare entrambi i piedi contemporaneamente.

Una volta arrivati in cima osserverete i resti di una vera e propria città con palazzi, magazzini, cisterne per l’acqua e bagni pubblici. Sotto un sole cocente si apre un panorama mozzafiato sulle terre desertiche della depressione e sulle acque del grande lago salato. Da togliere il fiato!
Israele è stato questo: sorpresa, di fronte a luoghi  bellissimi, e stupore  verso le persone, verso i loro volti e la loro passione, verso un paese pieno di contrasti che sembrano incastrarsi perfetti come un puzzle. Dentro i confini eh.26271763_1780928892201849_8724246268114632704_n(1)
 

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