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Sotto i tetti di Parigi

Parigi.
Un nome che evoca scenari romantici, figli della pesante eredità che la storia e le arti ci hanno trasmesso. Oggi questo nome è vittima degli eventi che si susseguono per le sue strade. Sono sentimenti contrastanti quelli che la abitano: la paura e l’odio da una parte, l’umanità e la cortesia di chi ti apre le sue porte dall’altra.

notte sulla senna
Van Gogh chi?

Noi non desideriamo abbandonare l’idea di una Parigi ricca di atmosfere sognanti dove nell’aria, nonostante tutto, si riesce ancora a respirare quel profumo dolce di bellezza, pizzicato da una nota leggermente aspra di malinconia. Per noi Parigi è eleganza, è l’essenza del fascino delicato e dello stile raffinato. Ma per me, Parigi fa qualcosa di più: si fa persona e si veste da zia, una di quelle zie un po’ gattare, in un tailleur rigido sulle tinte dell’ocra, con i tacchetti da un paio di centimetri e i capelli grigi e voluminosi, in simbiosi con i bigodini e i caschi del coiffeur.
Ecco, Paris è una di quelle zie che vedi due volte l’anno e che non ti ricordi benissimo, ma questo non ti preoccupa perché sai che lei è una di quelle che ha sempre le caramelle alla menta da offrirti e che ti fa accomodare sulla chaise-longue per metterti a tuo agio.
I suoi capelli, belli gonfi e voluminosi, hanno il colore dei tetti di Parigi: quel grigio che non si capisce se vira all’azzurro, dalle tante sfumature degne di una serie di Pantone. In ogni sua tonalità mantiene il suo rigore, il suo essere parte di una signora elegante e di charme, nonostante i tanti comignoli come fossero méches.
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“Quando piove, si confondono con il cielo che pesa come un coperchio sulla città”. Baudelaire

Il panorama che osserviamo affacciandoci dalla finestra all’ultimo piano di uno stabile ottocentesco ricorda una tela piena di cerchi e linee, di forme geometriche e colori. Linee rette, verticali, oblique, coni e cilindri si incontrano e si mescolano, creando un disegno urbano.
Per questo belvedere di geometria urbana il merito va al barone Haussmann che a metà del diciannovesimo secolo, nell’ambito di un progetto di modernizzazione della capitale, trasformò una Parigi medievale, tutta viottoli e stradine dall’igiene latente, in una grande città simbolo della civiltà illuminata, ordinata e pulita, dando vita ad ampi boulevard e piazze eleganti ( funzionali soprattutto al controllo delle rivolte popolari).
Haussmann pensò davvero a tutto, modificando anche le strutture delle abitazioni, imponendo cinque piani ben strutturati, il tetto d’ardesia e un’inclinazione di quest’ultimo di 45 gradi. Uno stile di rinnovamento il suo, che ha modificato e reso Parigi il gioiellino che ammiriamo tuttora.
Il barone aveva previsto anche che l’ultimo piano di ogni edificio, o meglio, il sotto-tetto, fosse riservato alla servitù. Dalla servitù agli squattrinati artisti bohémien il passo è breve e le soffitte diventano le tane dove si coltiva il genio artistico, dove si beve e si fuma, dove si creano opere destinate alla gloria e dove tra cumuli di vestiti sudici e oggetti sparsi sul pavimento si nascondono capolavori.
Poca é la luce che filtra da quelle finestre, tanto il caos che regna in quei piccoli spazi e forte la personalità di chi ci vive. Rimbaud fumava la pipa alla finestra, sputando sulle tegole e facendo innervosire gli altri inquilini (quando il padrone di casa andò a rimproverarlo, lo trovò nudo: aveva buttato i suoi unici vestiti dal lucernario. Alla domanda sul perché avesse fatto una cosa simile, rispose che si vergognava a portare abiti pieni di pidocchi in una “camera così virginale”).
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Vista che dal Centre Pompidou arriva fino a Montmartre

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Scorcio di Parigi e dei suoi comignoli

Nidi di anticonformismo ed eccentricità, le mansarde vedevano gli artisti spiantati festeggiare per un successo inaspettato e bersi tutto il compenso tra quelle scarne mura osservando i tetti circostanti e immaginando le vite che diventeranno le protagoniste delle loro opere. Puccini vi ambientò la “Bohème”, Cézanne li rappresentò  e Baudelaire ne raccontò.
Oggi soggiornare in una mansarda parigina è qualcosa di speciale, un richiamo a quell’atmosfera incantata che dominava Parigi nei secoli passati e che ancora oggi possiamo rivivere affacciandoci a fumare una sigaretta e studiando il profilo dei tetti alla luce del tramonto, seduti sul bordo di una finestra.
Un bagliore di romanticismo, tra quei soffitti bassi e quelle pareti strette, tra la fatica di fare almeno cinque piani di scale e la bellezza di sentire la pace, lontano dal caos delle strade, svuotando finalmente la testa.
Quand’ è l’ultima volta che siamo entrati in una soffitta? Che ci siamo sporti dalla ringhiera a osservare quei passanti grandi come formichine?
Credo che queste esperienze facciano parte del passato, legate alla nostra infanzia, quando immaginavamo di poter volare come Peter Pan al chiaro di luna. Eppure eccoti in una mansarda parigina: i ricordi riaffiorano e l’immaginazione ti avvolge fino a catapultarti al di fuori di quelle quattro mura. Ti accorgi che nel tuo intimo non hai mai smesso di  sognare, che la tua fantasia non si è inaridita con l’età ed il pensiero di scorrazzarvi sopra, districandosi tra i comignoli, sbucando da una finestra e chiedendo il permesso di entrare in un’altra, sia più vivido che mai.
E allora realizzi che su quei tetti grigi soltanto le nuvole ti separano dal cielo di Parigi.
Sono ancora sogni?
Tetti Parigi Notre-Dame
Quel momento in cui comprendi che la tua fantasia non si è inaridita con l’età

(Un consiglio. Se volete godere di una vista sui tetti di Parigi andate al Sacre Cœur, a Montmartre: avrete un panorama della città sterminato e assaporerete la magia che questo quartiere,quasi un villaggio entro i confini della grande città, può offrirvi.)

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