Paese che vai, calamite che trovi

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Luglio: il mese delle prime partenze, quello dove il lavoro viene disturbato dai pensieri di relax, calma e desideri che si esaudiranno di li a breve. Ma, oltre a una bella abbronzatura, cosa ci portiamo a casa dalle nostre vacanze? – Alzi la mano chi non ha mai portato a casa delle calamite– 

Su instagram #souvenir troviamo circa 10 milioni di contenuti. Il termine, che letteralmente significa ricordo, deriva dal latino e indica “venire alla memoria“. 
La caccia al souvenir colpisce tutti: bancarella dopo bancarella l’acquisto di un souvenir ci riporta a una situazione ordinaria, cioè quella di comprare qualcosa, in un ambiente non ordinario, lontano dalla nostra casa. Impossessarsi di un simbolo, di un trofeo, diventa un rituale che richiede una partecipazione attiva.

La sua storia dei souvenir ha origini antiche, parte da molto lontano. Nel IV secolo i pellegrini di ritorno da Gerusalemme portavano con sé la terra della chiesa dell’ascensione. Poco dopo il boom delle reliquie sacre crea tanta fantasia e ottime truffe: nel Medioevo le chiese che dichiaravano di avere i resti del prepuzio di Gesù, asportato con la circoncisione erano ben 18. 

Ma fu nel 18° secolo che i souvenir ebbero il loro momento d’oro. I viaggi aumentarono e portare a casa un gadget era motivo di vanto oltre che di veridicità della propria esperienza. – il farsi fighi con l’amico sfortunato rimasto in città, insomma –

E oggi? 

Oggi le calamite rappresentano uno step della vacanza. É l’acquisto obbligatorio per il proprio frigo, quello di parenti o di amici che di solito coincide con il giorno prima della partenza. 

-Ditemi che le comprate all’inizio della vacanza, dai-

Addirittura per i giapponesi portare una calamita come regalo di viaggio è addirittura un obbligo: ci si scusa per l’assenza. Per evitare le brutte figure all’aeroporto di Tokyo c’è un negozio di souvenir internazionali per i più smemorati!! – Dolcissimi –

Ma perché siamo tanto fissati con le calamite?

I motivi possono essere tanti.

Ovunque nel mondo

Le possiamo trovare in tutto il mondo, dichiarandosi  oggetto universale. Calamite brasiliane con a fianco calamite siciliane. La statua della libertà con accanto la muraglia cinese. Un mondo in calamita insomma.

Hanno un fascino vintage 

Questa è l’epoca delle foto sul cellulare e delle cartoline elettroniche. Portarsi a casa una calamita, piccola e  capace di incastrarsi tra le varie pile di vestiti di una valigia che minaccia le cerniere, che finirà in bella vista sul frigo ha un fascino d’altri tempi, che riporta ai bei tempi senza tecnologia.

Sono tremendamente kitsch

Vi sfido a trovare una calamita che sia fine. Ok, sì ce ne sono è vero, ma non c’è confronto con quelle vistose, colorate, ricche di simboli e clichè. es: i peperoni calabresi o i carretti siciliani, i gladiatori. Più sono kitsch più sono belle. – senza possibilità di ribattere

Frighi, lavagne  e cappe della cucina

Customizzare ad arte la propria cucina ( o altre stanze, ma la più gettonata rimane questa) è un’arte. Come pure l’arte di disporle: in ordine di tempo, di forma o semplicemente a caso. Un’ottima argomentazione quando cala quel silenzio imbarazzante tra gli ospiti in casa.

calamite

Ma soprattutto le calamite parlano di noi, restituendo l’immagine che vogliamo dare agli altri: i nostri viaggi, le nostre passioni e le nostre preferenze. Se siamo più scherzosi con calamite che puntano sullo humor, se più seri con quelle classiche. Se amiamo i panorami, o invece i soggetti. Se preferiamo quelle piccole, quelle squadrate, quelle puzzle o chi più ne ha più ne metta. 

Le calamite rappresentano il nostro orgoglio di viaggiatori, proprio come il timbro sul passaporto. Le calamite rappresentano una piccola collezione di trofei di ogni viaggiatore, che potrebbe sconfinare simpaticamente in una innocua ossessione.

Eppure, questa ossessione sarebbe molto molto carina sul frigo della mia cucina

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