Lonely Planet Story: da due innamorati squattrinati alla prima guida di viaggio.

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I ’70. Noi tutti abbiamo qualche ricordo, anche indiretto, di quegli anni. È un decennio, un movimento, uno state of mind, uno spirito che ha segnato la cultura dei giorni nostri. Sono gli anni in cui in televisione si trasmetteva Happy days, e sfido che qualcuno non abbia mai sentito parlare di Fonzie: è impossibile. I media si trasformano, le arti sperimentano, Kubrik si consacra genio della macchina da presa ed Andy Warhol della tela.
Escono capolavori come Imagine, calcano la scena gruppi come Pink Floyd, Led Zeppelin, Doors, fino alla morte prematura del loro leader Jim Morrison, e i sempreverdi Rolling Stones.
Ascoltiamo ancora oggi un rock, quello degli anni ’70, che si fece specchio della società, veicolando messaggi e sviluppando punti di vista molto diversi.
Sono anni di libertà, di trasgressione e di evasione, caratterizzati da un’ondata musicale e artistica fuori dal comune. Anni in cui, tra lotte politiche e società in cambiamento, non si esauriva la creatività, la fantasia e il sogno di qualcos’altro non terminava dopo 8 ore di sonno.
No. Sono anni dove si parte, si rischia, si esplora e si viaggia. Che si tratti di un viaggio mentale o fisico, poco importa. La voglia di fuga, di libertà e ribellione, di conoscenza ed esperienza sono necessità primarie nei giovani di quegli anni.
Tony e Maureen sono giovani a cui gli anni ’70 hanno plasmato la mente e fornito sogni, due ragazzi che inconsapevolmente non si erano accontentati di quelle ambizioni imposte da non-so-chi, desiderosi di crearsene delle loro e vivere alla ricerca di un qualche ideale confinato in uno sperduto angolo del mondo.
Si conobbero su una panchina nel 1970 a Londra e non si lasciarono più. Erano coraggiosi, cercatori di libertà ed avventure. La loro passione possedeva tinte di incoscienza, ma si sa che a quei tempi nulla faceva paura, nemmeno partire con 20 sterline e pensare di arrivare fino in Australia.
Ecco, questo è esattamente ciò fecero quei due. Ribelli ed incoscienti, abbandonarono lavoro e studi, cercarono una vecchia macchina usata, si procurarono 400 sterline e partirono. Attraversarono l’Europa arrivando in Medio Oriente senza troppe difficoltà, d’altronde quella fu una via ben battuta dagli hippies di tutto il mondo: Iran, Afghanistan e Pakistan erano tappe obbligatorie per chi era alla ricerca di una spiritualità alternativa e sostanze “stimolanti”.
Alle porte dell’Asia, in queste terre oggi dilaniate, vendettero il loro unico bene, quell’auto testimone del loro amore, per poi addentrarsi nel cuore di quel continente tanto diverso: mezzi di fortuna, treni, bus, barche solo alcuni dei trasporti adottati per arrivare in Australia.

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“i viaggi più magici sono i primi, fatti a 20 anni ma soprattutto con pochi soldi.” 

I due sposini non avevano programmato nulla, vivevano alla giornata senza sapere dove si sarebbero addormentati, dove si sarebbero svegliati e chi potessero essere le persone che avrebbero incontrato lungo il loro cammino.
Ma era questo il bello del viaggio, anzi, lo è tutt’ora: scoprire tradizioni, storie e luoghi, non aspettarsi niente e godersi ogni piccolo imprevisto; attingere dalle persone che si incontrano, fare tesoro di culture nuove. Credere che tutto sia un’esperienza unica, di formazione interiore, era il beneficio che pensavano di acquisire. Perché il viaggio ti cambia, ti plasma, trasforma la tua anima.
Giunti alla meta, quell’ Australia tanto agoniata, il progetto di Tony e Maureen era quello di lavorare per potersi pagare un biglietto aereo per tornare a Londra: un pensiero tanto scontato quando opprimente. Non servì molto per cambiar idea. Si accorsero di avere accumulato tantissimi appunti di viaggio: dove mangiare, dormire, fermarsi, mezzi da prendere, cosa vedere e i costi di tutto. Da tutta questa mole di informazioni nacque l’idea di scrivere una guida, per tutti quegli amici che gli chiedevano consigli e curiosità. La intitolarono “Across Asia on the cheap”,ma, non trovando editori disposti a pubblicarla, decisero di farlo da sé, arrivando a riconoscere nel suono dei tasti della macchina da scrivere il suono della tenacia e della fatica.
I contenuti c’erano, il titolo anche, all’appello mancava solo un nome che li definisse, facile e intuitivo ma soprattutto distintivo. Quel pensiero fisso svaní quando alla radio riecheggiarono queste parole “Once I was traveling across the sky/ This lovely planet caught my eye “. Era il ritornello di “Space Captain” cantato da Joe Cocker. Solo in seguito si accorsero che la canzone parlava di un amorevole, e non solitario pianeta. Ma ormai il gioco era fatto: LONELY PLANET era il nome.
Da quest’errore nacque la leggenda: il libro sacro degli esploratori.
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“Era primitivo, era dilettantesco, ma era l’inizio della Lonely Planet.
È quello che avete ora in mano.”

Da un viaggio all’avventura alla creazione di un brand milionario i due sposini di strada ne hanno fatta. Nonostante una villa in riva al mare e una casa editrice che stampa guide per oltre 380 diverse destinazioni, Tony e Maureen non dimenticarono il loro spirito avventuriero e la voglia di libertà che li dominava su quella panchina di Londra nel lontano 1970. Continuarono a viaggiare e continuarono a scrivere. Continuarono ad esplorare, pensando a noi, viaggiatori che su questi manuali iniziamo a sognare ancor prima di partire.
 
 

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